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Moni Ovadia Recital sul mondo khassidico ideato e interpretato da Moni Ovadia |
| www.moniovadia.it | Ama definirsi "Un ebreo di origine bulgara, non ortodosso, di formazione marxista, vegetariano e soprattutto con un'identità nomade". Se gli si chiede il perché del suo essere "nomade" risponde che l'identità ebraica stessa è nomade. Infatti Dio avrebbe detto all'ebreo: "La terra è mia. Tu vi abiterai come soggiornante". In ebraico "soggiornante" e "straniero" sono la stessa parola. Davanti a Dio tutti gli uomini sono "stranieri". Per questo esisterebbe un solo modo di vivere in pace su questa terra: da straniero fra gli stranieri. Moni Ovadia ci prova da tempo a trasmettere una filosofia di vita antica come il mondo attraverso strumenti altrettanto antichi e nobili: oltre alla preghiera e lo studio, anche il canto, la danza, la narrazione e perché no, l'umorismo. “Il ridere ebraico affonda le sue radici lontano, nelle origini della Sacra Scrittura, in quell'Annunciazione biblica tenuta generalmente in minor conto di quella cristiana e che pure svolge un ruolo fondamentale nella formazione dell'identità ebraica. L'arcangelo annuncia ad Abramo ultracentenario che avrà un figlio da sua moglie Sara ultranovantenne e già sterile nei suoi anni fecondi. Abramo ride, e Sara, che ha udito da lontano, ride anche lei. L'arcangelo le fa notare la sua impertinenza. Sara nega di aver riso, ma l'arcangelo ribadisce: "No! Tu hai riso!". Ho sempre immaginato con malizioso piacere il riso dell'Eterno quando vede l'espressione di Sara e di Abramo di fronte a questa impossibile gravidanza. Comunque l'Eterno chiederà che questo figlio del miracolo abbia nome Hzkak (Isacco), che significa "colui che ride". Il figlio del grande "traghettatore" il quale darà discendenza alla stirpe di Israele ha il riso nel nome […]”. |
![]() www.babiloniateatri.it |
Babilonia Teatri di e con Valeria Raimondi ed Enrico Castellani |
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Made in Italy non racconta una storia. Affronta in modo ironico, caustico e dissacrante le contraddizioni del nostro tempo. Lo spettacolo procede per accumulo. Fotografa, condensa e fagocita quello che ci circonda: i continui messaggi che ci arrivano, il bisogno di catalogare, sistemare, ordinare tutto. Procede per accostamenti, intersezioni, spostamenti di senso. Le scene non iniziano e non finiscono. Vengono continuamente interrotte. Morsicate. Le immagini e le parole nascono e muoiono di continuo. Gli attori non recitano. La musica è sempre presente e detta la logica con cui le cose accadono. Come in un video-clip. Made in Italy è un groviglio di parole. “Il Nord Est italiano ritratto come fabbrica di pregiudizi, volgarità e ipocrisia; straordinario produttore di luoghi comuni sciorinati come litanie, e di modelli familiari ispirati al presepe ma pervasi da idoli mediatici, intolleranza, fanatismo. Il made in Italy è un prodotto dozzinale e tragicamente umoristico, raccontato in uno spettacolo in cui la comicità non è ottenuta dal meccanismo televisivo della barzelletta, ma dalla durata dell'elenco e dalle impercettibili ma fortissime variazioni, grazie a una sensibilità per le virtù e le potenzialità della parola che si fa maestria del contrappunto musicale. Strutture verbali semplici ma efficacissime fanno sbottare il riso e la percezione del non senso, in un lavoro che coniuga sapientemente stilizzazione interpretativa e parossismo gestuale […]. Un lavoro dove si infrangono con sagacia e leggerezza tabù e divieti, per rilanciare anche il teatro oltre gli schemi e i conformismi.” |
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Pensieri Acrobati Uno spettacolo di Stefano Cenci |
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| www.pensieriacrobati.it | Condottiero di una nuova e combattiva letteratura, Tondelli, con disinvolta maestria, contrappone al realismo della borghesia e alla rassegnazione del sottoproletariato personaggi e voci mai eroiche, ma disinibite e contagiose. E disinibiti e contagiosi sono gli anni ‘80, sui quali la sua arte si affaccia, anni sì disimpegnati e frivoli, e per molti aspetti superficiali, ma allo stesso tempo tesi alla ricerca di nuove forme che sappiano coniugare nell’arte il pop, l’usa e getta, la televisione, l’elettronica. In questo Tondelli è un vero pioniere. Senza mezze misure, ma con stile e ironia e una scatenata dose di poesia, butta sottosopra i miti culturali e politici di quegli anni. Le sue pagine fanno musica. Le parole cantano. I personaggi e i gruppi a cui appartengono sono solisti e orchestre nelle quali non è difficile identificarsi. In questo si riconosce immortale un opera. Quando cioè anche a decine di anni di distanza riesce a coinvolgerci, a trasmetterci la sensazione che la materia di cui tratta siamo noi. E lo siamo, infatti. “Più che un Recital, un vero e proprio spettacolo. Attori come scenografie mobili, in pieno stile postmoderno, sostenuti da quella invincibile carica di ironia e acume che permea dalle parole dell’autore correggese. Un DJ che dall’alto della sua postazione carica con musiche tribali, rock e New Age, il continuo alternarsi dei personaggi. Un originale percorso attraverso la produzione letteraria di Pier Vittorio Tondelli. Una divertente cavalcata tra gli scenari di Altri Libertini, sua aggressiva opera prima, e Un Weekend Postmoderno, pubblicazione postuma; tra personaggi targati anni ‘80, coi loro vezzi e le loro individualità, a volte grotteschi a volte sensibilmente veri.” |
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![]() www.alessandrobergonzoni.it |
Alessandro Bergonzoni Scritto e diretto da Alessandro Bergonzoni |
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Alessandro Bergonzoni con NEL vince il Premio Ubu 2008 come miglior attore, ma un attore non è. Perché non recita, ma incanta. Perché non mette in scena un testo, ma lo rigurgita. È un affabulatore, uno ‘chansonnier’ della parola, un cavaliere senza macchia e senza paura. È un moderno Cyrano de Bergerac in versione emiliana, elegante e romantico, con la lingua al posto della spada. È un poeta che combatte contro la stupida comicità. Bergonzoni ci spinge fuori dalla logica, alla ricerca di un’altra logica, l’a-logica, lontana dal nostro quotidiano e limitato pensare-dire-fare-baciare-lettera-testamento. “Marco, il Territorio NEL (fare) NEL (mentre) NEL (posto) NEL (momento) NEL (contesto) NEL (pensato) NEL (dire) NEL (guardare): il dentresco una sorta di sorte, questo è il costrutto: costruire il distrutto. L’illimitata delimitazione (bergon-zone) il retroquadro di punti scardinati. NO (negazione del Nord), SU (la parte altra del Sud), ES (essere come abbreviazione di Est), OV’EST (dov’è). Dove è tutto? Li mentre si è la (nella memoria fotografica). Nell’energia enucleare perché estrarre la forza chiusa costa. Uno spettacolo sulla cauzione per sprigionare le forze. Aprimi cielo”. “Un´ideale corda tesa a delimitare gli spazi del monologo da quelli del soliloquio. Un attore-attore che si muove nella ricerca di una precisione contemporaneamente complessa e comicamente dissonante. Uno spazio per sottolineare la reale linea d´ombra di Alessandro Bergonzoni, mai come stavolta, sotto i vostri occhi e per i vostri cervelli.” |
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![]() www.oscardesumma.it |
Oscar de Summa Liberamente tratto da Riccardo III di William Shakespeare |
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Grottesco come Ubu, riflessivo come Amleto, astuto come Jago, rivoluzionario come Danton... Riccardo III non è niente in sé, e proprio per questo può diventare tutto, adattarsi alle forme, cambiare aspetto e modi, per essere esattamente ciò che serve, ciò che è necessario per conquistare il potere, per poterlo mantenere. Ma il potere per Riccardo non è una definizione astratta, un concetto, un simbolo. No! Per Riccardo è una cosa precisa, che si può prendere in mano, mettere sulla testa, ha un peso, una forma: è la corona. E lui la cerca, la chiede, la desidera, la supplica “quella corona di oro massiccio, intarsiata dai maestri orafi d’Inghilterra, con le pietre più preziose mai conosciute”. Riccardo non desidera nient’altro. E come tutti quelli che hanno delle certezze... procede, come tutti quelli che hanno degli obiettivi... procede. Mette in moto il Grande Meccanismo della Storia, la Macchina Micidiale della Storia, convinto di poterla dominare fino alla fine... Ma ahimè questo buffone risoluto a divenir scellerato non ha fatto i conti con una cosa, che non è fuori di lui, ma dentro: la sua coscienza, che si rivela in sogno per predirgli la fine. “Il Riccardo III del talentuoso Oscar De Summa si presenta in scena con cautela, quasi pavido, accuratamente distaccato e sottotono in quello che è solo il primo di una lunga sequenza di “inganni” [...]. Un'esibizione istrionica ma costantemente in equilibrio: le molteplici facce, voci e stati d'animo di questo Riccardo III dall'umore altalenante e disturbato, dall'essenza infida, ruffiana, smisurata, sono elementi che esaltano la tecnica dell'interprete e contribuiscono a far decollare il ritmo dello spettacolo.” |
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![]() www.teatrosotterraneo.it |
Teatro Sotterraneo di e con Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ciccarelli, Claudio Cirri |
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Un volume cubico neutro, metri 5x5. Una guaina di teli neri. Quattro performers che aggrediscono la scatola teatrale da tagli e aperture. Partendo dalla formula “svelare occultando”, Teatro Sotterraneo imposta un funerale consapevole dello stare sulla scena, una catena di montaggio che va dalla produzione all’imballaggio fino allo smaltimento, presentazione scenica che offre e poi rimuove, impacchetta, mette via cose e persone. Post-it agisce per sottrazione: l’azione all’azione, il parlato al parlato, le cose alle cose, un sistema di frammentazioni entro cui i corpi agiscono in modo costretto – dagli spazi, dai materiali, dall’obiettivo di togliersi. Post-it è un recesso, un dimenticatoio dove cercare e verificare ogni possibile Fine: nel consumo di oggetti, nell’esaurirsi di un discorso o di una partitura, nell’assenza che prelude sempre e comunque al ritorno. "Teatro Sotterraneo fa parte a pieno titolo del nuovo teatro italiano [...]. Di cosa è fatto il linguaggio del Teatro Sotterraneo? Non di emozioni, sistematicamente negate sul nascere, non di immagini, sacrificate a uno stile spietatamente spoglio, non di storie dotate di senso compiuto, la cui rappresentazione non viene neppure presa in considerazione: in effetti questo gruppo, fra i più emblematici dell'ultima generazione, punta quasi esclusivamente sulla pura energia psico-fisica, sull'esemplare rigore compositivo e su una comunicazione allusiva, ironicamente trasversale. Alla base c'è una personalità davvero molto forte: ci vuole una grande sicurezza di sé per rinunciare praticamente a tutto, sapendo che comunque l'attenzione dello spettatore non cadrà neanche per un attimo". |
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