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Moni Ovadia

Moni Ovadia
Il registro dei peccati

Rapsodia lieve per racconti, melopee, narrazioni e storielle.


Giovedì 10 dicembre 2009 - ore 21,15

Recital sul mondo khassidico ideato e interpretato da Moni Ovadia

www.moniovadia.it

Ama definirsi "Un ebreo di origine bulgara, non ortodosso, di formazione marxista, vegetariano e soprattutto con un'identità nomade". Se gli si chiede il perché del suo essere "nomade" risponde che l'identità ebraica stessa è nomade. Infatti Dio avrebbe detto all'ebreo: "La terra è mia. Tu vi abiterai come soggiornante". In ebraico "soggiornante" e "straniero" sono la stessa parola. Davanti a Dio tutti gli uomini sono "stranieri". Per questo esisterebbe un solo modo di vivere in pace su questa terra: da straniero fra gli stranieri. Moni Ovadia ci prova da tempo a trasmettere una filosofia di vita antica come il mondo attraverso strumenti altrettanto antichi e nobili: oltre alla preghiera e lo studio, anche il canto, la danza, la narrazione e perché no, l'umorismo.

“Il ridere ebraico affonda le sue radici lontano, nelle origini della Sacra Scrittura, in quell'Annunciazione biblica tenuta generalmente in minor conto di quella cristiana e che pure svolge un ruolo fondamentale nella formazione dell'identità ebraica. L'arcangelo annuncia ad Abramo ultracentenario che avrà un figlio da sua moglie Sara ultranovantenne e già sterile nei suoi anni fecondi. Abramo ride, e Sara, che ha udito da lontano, ride anche lei. L'arcangelo le fa notare la sua impertinenza. Sara nega di aver riso, ma l'arcangelo ribadisce: "No! Tu hai riso!". Ho sempre immaginato con malizioso piacere il riso dell'Eterno quando vede l'espressione di Sara e di Abramo di fronte a questa impossibile gravidanza. Comunque l'Eterno chiederà che questo figlio del miracolo abbia nome Hzkak (Isacco), che significa "colui che ride". Il figlio del grande "traghettatore" il quale darà discendenza alla stirpe di Israele ha il riso nel nome […]”.
(Moni Ovadia, Il Corriere della sera, 19/12/2007)


Gli Omini+Il Manisclaco Maldestro

Gli Omini + Il Maniscalco Maldestro
Gabbato lo sound


Giovedì 14 gennaio 2010 - ore 21,15

di e con Riccardo Goretti, Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Luca Zacchini
Musiche originali eseguite da Antonio Bartalozzi, Stefano Toncelli, Lorenzo Franchi

www.ilmaniscalcomaldestro.com

MySpace Maniscalco Maldestro

MySpace Gli Omini

Gabbato Lo Sound nasce da un incontro fortuito. A Gli Omini piace la musica de Il Maniscalco Maldestro. A Il Maniscalco Maldestro piace il teatro de Gli Omini. Tutto così semplice da essere banalmente straordinario. Spiriti affini si annusano alla svelta: entrambe le formazioni sono schiette, dirette, dissacranti, sfacciate, vogliose di gridare la loro. Entrambi i prodotti artistici sono sinceri e urgenti. Non si può scappare: bisogna unire le forze. Il Sound lo hanno già gabbato in tanti: Schoenberg, Little Richards, i Sex Pistols. Altri sono stati gabbati dal Sound. Gli omini e la fattoria Maldestra gabbano il santificabile, santificano il gabbabile, esorcizzano la paura con la faccia tosta di chi non sa quello che dice. E urla. E strepita. Ma in fondo non c’è da aver paura: è festa. E’ festa!

“Le feste sono sacre e si sta tutti insieme, persino gli attori con il pubblico. E come se non bastasse bacco, tabacco e venere sono intervenuti a complicare la faccenda e a mandare l’oceano in tempesta. Si brinda e si fa sesso, una sigaretta dopo il pasto e poi magari il panettone, a patto che ci siano i canditi. Qualcosa stava accadendo sotto i miei occhi ma non capivo bene cosa. Di certo si trattava di qualcosa di inspiegabilmente lurido, incomprensibilmente folle, ma anche curiosamente familiare, consueto, consolatorio. Era senza dubbio tutto profondamente umano. [...] Un viaggio onirico nell’essenza stessa dell’uomo: non nelle sue potenzialità mirabili e nella sua singolare sensibilità, ma nel lacero, consunto, da noi tutti abitato banalissimo universo dei suoi luoghi comuni.”
(Eva Loperfido per amnesiA vivacE)


Babilonia Teatri

www.babiloniateatri.it

Babilonia Teatri
Made in Italy

Vincitore del Premio Scenario 2007

Giovedì 21 gennaio 2010 - ore 21,15

di e con Valeria Raimondi ed Enrico Castellani
Scene Babilonia Teatri/Gianni Volpe
Costumi Babilonia Teatri/Franca Piccoli
Luci e audio Ilaria dalle Donne
Movimenti di scena Mauro Faccioli
Foto di scena Marco Caselli Nirmal

Made in Italy non racconta una storia. Affronta in modo ironico, caustico e dissacrante le contraddizioni del nostro tempo. Lo spettacolo procede per accumulo. Fotografa, condensa e fagocita quello che ci circonda: i continui messaggi che ci arrivano, il bisogno di catalogare, sistemare, ordinare tutto. Procede per accostamenti, intersezioni, spostamenti di senso. Le scene non iniziano e non finiscono. Vengono continuamente interrotte. Morsicate. Le immagini e le parole nascono e muoiono di continuo. Gli attori non recitano. La musica è sempre presente e detta la logica con cui le cose accadono. Come in un video-clip. Made in Italy è un groviglio di parole.

“Il Nord Est italiano ritratto come fabbrica di pregiudizi, volgarità e ipocrisia; straordinario produttore di luoghi comuni sciorinati come litanie, e di modelli familiari ispirati al presepe ma pervasi da idoli mediatici, intolleranza, fanatismo. Il made in Italy è un prodotto dozzinale e tragicamente umoristico, raccontato in uno spettacolo in cui la comicità non è ottenuta dal meccanismo televisivo della barzelletta, ma dalla durata dell'elenco e dalle impercettibili ma fortissime variazioni, grazie a una sensibilità per le virtù e le potenzialità della parola che si fa maestria del contrappunto musicale. Strutture verbali semplici ma efficacissime fanno sbottare il riso e la percezione del non senso, in un lavoro che coniuga sapientemente stilizzazione interpretativa e parossismo gestuale […]. Un lavoro dove si infrangono con sagacia e leggerezza tabù e divieti, per rilanciare anche il teatro oltre gli schemi e i conformismi.”
(La Giuria del Premio Scenario 07)


Pensieri Acrobati

Pensieri Acrobati
Altri libertini in un weekend postmoderno


Giovedì 4 febbraio 2010 - ore 21,15

Uno spettacolo di Stefano Cenci
dai racconti di Pier Vittorio Tondelli
con Stefano Cenci, Tania Denti, Simona Ori, Marina Sternieri e Tania Solomita

www.pensieriacrobati.it

Condottiero di una nuova e combattiva letteratura, Tondelli, con disinvolta maestria, contrappone al realismo della borghesia e alla rassegnazione del sottoproletariato personaggi e voci mai eroiche, ma disinibite e contagiose. E disinibiti e contagiosi sono gli anni ‘80, sui quali la sua arte si affaccia, anni sì disimpegnati e frivoli, e per molti aspetti superficiali, ma allo stesso tempo tesi alla ricerca di nuove forme che sappiano coniugare nell’arte il pop, l’usa e getta, la televisione, l’elettronica. In questo Tondelli è un vero pioniere. Senza mezze misure, ma con stile e ironia e una scatenata dose di poesia, butta sottosopra i miti culturali e politici di quegli anni. Le sue pagine fanno musica. Le parole cantano. I personaggi e i gruppi a cui appartengono sono solisti e orchestre nelle quali non è difficile identificarsi. In questo si riconosce immortale un opera. Quando cioè anche a decine di anni di distanza riesce a coinvolgerci, a trasmetterci la sensazione che la materia di cui tratta siamo noi. E lo siamo, infatti.

“Più che un Recital, un vero e proprio spettacolo. Attori come scenografie mobili, in pieno stile postmoderno, sostenuti da quella invincibile carica di ironia e acume che permea dalle parole dell’autore correggese. Un DJ che dall’alto della sua postazione carica con musiche tribali, rock e New Age, il continuo alternarsi dei personaggi. Un originale percorso attraverso la produzione letteraria di Pier Vittorio Tondelli. Una divertente cavalcata tra gli scenari di Altri Libertini, sua aggressiva opera prima, e Un Weekend Postmoderno, pubblicazione postuma; tra personaggi targati anni ‘80, coi loro vezzi e le loro individualità, a volte grotteschi a volte sensibilmente veri.”
(Stefano Cenci – attore)


Alessandro Bergonzoni

www.alessandrobergonzoni.it

Alessandro Bergonzoni
Nel

Vincitore del Premio UBU 2008 come miglior attore

Giovedì 11 febbraio 2010 - ore 21,15

Scritto e diretto da Alessandro Bergonzoni
Regia di Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi
Scene di Alessandro Bergonzoni
Organizzazione e distribuzione Progetti Dadaumpa

Alessandro Bergonzoni con NEL vince il Premio Ubu 2008 come miglior attore, ma un attore non è. Perché non recita, ma incanta. Perché non mette in scena un testo, ma lo rigurgita. È un affabulatore, uno ‘chansonnier’ della parola, un cavaliere senza macchia e senza paura. È un moderno Cyrano de Bergerac in versione emiliana, elegante e romantico, con la lingua al posto della spada. È un poeta che combatte contro la stupida comicità. Bergonzoni ci spinge fuori dalla logica, alla ricerca di un’altra logica, l’a-logica, lontana dal nostro quotidiano e limitato pensare-dire-fare-baciare-lettera-testamento.

“Marco, il Territorio NEL (fare) NEL (mentre) NEL (posto) NEL (momento) NEL (contesto) NEL (pensato) NEL (dire) NEL (guardare): il dentresco una sorta di sorte, questo è il costrutto: costruire il distrutto. L’illimitata delimitazione (bergon-zone) il retroquadro di punti scardinati. NO (negazione del Nord), SU (la parte altra del Sud), ES (essere come abbreviazione di Est), OV’EST (dov’è). Dove è tutto? Li mentre si è la (nella memoria fotografica). Nell’energia enucleare perché estrarre la forza chiusa costa. Uno spettacolo sulla cauzione per sprigionare le forze. Aprimi cielo”.
(Alessandro Bergonzoni - interprete)

“Un´ideale corda tesa a delimitare gli spazi del monologo da quelli del soliloquio. Un attore-attore che si muove nella ricerca di una precisione contemporaneamente complessa e comicamente dissonante. Uno spazio per sottolineare la reale linea d´ombra di Alessandro Bergonzoni, mai come stavolta, sotto i vostri occhi e per i vostri cervelli.”
(Riccardo Rodolfi – regista)


Davide Enia

Davide Enia
Canti e cunti


Mercoledì 24 febbraio 2010 - ore 21,15

di e con Davide Enia
Chitarra e canti Giulio Barrocchieri
Percussioni e canti Rosario Punzo

www.davideenia.org

Durante le feste si cantava. Si cantava il maggio, si cantava il solstizio, si cantava il cielo pieno di stelle. In quei canti poi, per una dilatazione propria dell’uso e per l’inserimento di piccole varianti appena percettibili eppur presenti, mutava ad ogni esecuzione qualcosa: venivano aggiunte sillabe, poi col tempo (con l’uso) le sillabe diventavano parole, poi le parole frasi e le frasi frammenti di storie. Così, dal puro suono e dal puro ritmo del canto si generava un nucleo di significato. Era la genesi del racconto. Era la narrazione attraverso la melodia. Era la costruzione di senso su scala armonica, dentro un ritmo da seguire o negare di continuo. Canti e Cunti esplora questo sottile legame tra parola detta, parola cantata, gesto che evoca e suono che racconta. Come in una lunga improvvisazione jazz, in cui a tratti né il pubblico né gli esecutori sanno quale porta sta per aprire la chiave che essi stanno stringendo in mano.

“La vita, la morte, bussole girevoli, finestre, porte. È questo l’androne dal quale Davide Enia e il suo teatro fanno capolino, si affacciano, azzardano passi e fanno funzionare quello strano motore (come lui stesso lo definisce) che è il corpo e i suoi amplificatori. […] La performance di Enia è stata una sorta di simmetrica e regolare alternanza di canti strappati alla tradizione sacra e profana di regioni come la Calabria, la Sardegna e chiaramente la Sicilia, e di “cunti” del suo ormai vasto, ricchissimo repertorio personale. Serio e faceto, dissacrante e poetico, è questo il modo di affabulare di Enia, ormai una cifra espressiva che a merito lo fa considerare una delle voci più riconoscibili, ed ancora più singolari, della scena contemporanea italiana.”
(Christian Chiaruzzi – Il Giornale di Sicilia)


Compagnia Tardito Rendina

Compagnia Tardito Rendina
Gonzago's Rose


Giovedì 11 marzo 2010 - ore 21,15

Ideazione e interpretazione Federica Tardito e Aldo Rendina
con il sostegno di Sosta Palmizi/MIBAC

www.sostapalmizi.it

La Compagnia Tardito Rendina torna a Soliera col personale progetto di teatro-danza ai confini del clown per presentare Gonzago’s Rose, opera prima, piccolo spettacolo culto, che porta in giro ormai da dieci anni. Federica e Aldo non sono invecchiati, la loro poesia non invecchia, come non invecchia la leggerezza piacevolmente malinconica dei film muti. La loro (auto)ironia è col tempo diventata mestiere, segno profondo e rigoroso della loro arte. E sempre più consapevolmente il gioco resta gioco, e la voglia di osservarsi drammatici per scoprirsi comici si trasmette allo spettatore trascinandolo in un mondo tutto loro, che è sogno tramutato in incubo o viceversa. Gonzago’s Rose è un delicato gioiello senza tempo che si potrebbe replicare altri dieci o cento anni.

“Lui, Gonzago, è un uomo sicuro, duro come la sua sedia, hombre pasionado che confonde l'Amor con la violenza e la rozzezza. Lei, Rosalia, è una donna offesa, prostrata, appassionata e sensuale come le rose, mujer desiderosa che subisce la violenza per un toco de Amor. Vivono insieme da “100 anni” allevando rose. Incalzati da incubi travestiti da sogni e poesie annacquate, condividono ormai una sola cosa: ballare i vecchi ricordi in abiti stanchi. Le rose che Gonzago e Rosalia coltivano “ormai da 100 anni” sono testimoni di incomunicabilità, sfottimenti, scioglilingua dialettali e lampi di sensualità morbosa. Una risibile ma dolente contemplazione della “condanna” di vivere assieme. E quello che le parole non dicono lo cantano Mina, Paolo Conte e Ibrahim Ferrer, cadenzando lo spettacolo con un leggero profumo di nostalgia.” (Federica e Aldo - interpreti)


Pensieri Acrobati

Pensieri Acrobati
Ofelia 4e48
Se Sarah Kane fosse ancora viva saremmo morti noi


Giovedì 25 marzo 2010 - ore 21,15

Uno spettacolo di Stefano Cenci con Elisa Lolli
liberamente tratto da Psicosi delle 4:48 di Sarah Kane

www.pensieriacrobati.it

Nel 1999, a 27 anni, Sarah Kane è rinchiusa in un ospedale psichiatrico per depressione. Inizia e finisce la sua straordinaria opera ultima, un testo confessione, un monologo a più voci interiori nel quale denuncia tutta la sua impossibilità di continuare a vivere questa vita e il suo ormai bruciante bisogno di viverne altre. Scrivendo il testo dice che alla fine si sarebbe tolta la vita. Finisce il suo lavoro e inghiotte una dose micidiale di pillole. Viene salvata, ma qualche mese più tardi si impicca coi lacci delle scarpe. È la fine di una grande artista, straordinaria e tormentata innovatrice del linguaggio letterario teatrale, capace nei pochissimi anni vissuti di stravolgere la scrittura contemporanea. Una vita letteralmente presa e gettata in pasto all’arte.

“Ascendo! Dalla vita all’arte. Non dalla vita alla morte. Non dalla vita ad altra vita. Dalla vita all’arte. Povera me. Ofelia da 2 soldi. Ofelia senza pretese. Ofelia in 4 e 4 8. Ofelia da rigattiere. Ofelia antiquariato. Illustre suicida di carta stampata. Povera me, con me, senza me… Brucio! / tanto di vita / che mi faccio cenere / alla cenere / alla cenere […] fumare, respirare, vivere, sfumare, lenta eutanasia / io, portatore sano di cibo per vermi / pago l’affitto / l’assicurazione dell’auto / saluto la camera da letto / mi specchio e vado / sottoterra vado / sotto il mare vado / come polline da vento portato / vado. Povera me. Povera Ofelia da vita tradita. Illusione non ti credo più. Non ti vedo più. E più non parlo.”
(Stefano Cenci – autore)


Oscar De Summa

www.oscardesumma.it

Oscar de Summa
Riccardo III

Il potere logora chi non ce l'ha. (G. Andreotti)

Giovedì 8 aprile 2010 - ore 21,15

Liberamente tratto da Riccardo III di William Shakespeare
di e con Oscar De Summa
Produzione Armunia, Festival di Montalcino


Grottesco come Ubu, riflessivo come Amleto, astuto come Jago, rivoluzionario come Danton... Riccardo III non è niente in sé, e proprio per questo può diventare tutto, adattarsi alle forme, cambiare aspetto e modi, per essere esattamente ciò che serve, ciò che è necessario per conquistare il potere, per poterlo mantenere. Ma il potere per Riccardo non è una definizione astratta, un concetto, un simbolo. No! Per Riccardo è una cosa precisa, che si può prendere in mano, mettere sulla testa, ha un peso, una forma: è la corona. E lui la cerca, la chiede, la desidera, la supplica “quella corona di oro massiccio, intarsiata dai maestri orafi d’Inghilterra, con le pietre più preziose mai conosciute”. Riccardo non desidera nient’altro. E come tutti quelli che hanno delle certezze... procede, come tutti quelli che hanno degli obiettivi... procede. Mette in moto il Grande Meccanismo della Storia, la Macchina Micidiale della Storia, convinto di poterla dominare fino alla fine... Ma ahimè questo buffone risoluto a divenir scellerato non ha fatto i conti con una cosa, che non è fuori di lui, ma dentro: la sua coscienza, che si rivela in sogno per predirgli la fine.

Il Riccardo III del talentuoso Oscar De Summa si presenta in scena con cautela, quasi pavido, accuratamente distaccato e sottotono in quello che è solo il primo di una lunga sequenza di “inganni” [...]. Un'esibizione istrionica ma costantemente in equilibrio: le molteplici facce, voci e stati d'animo di questo Riccardo III dall'umore altalenante e disturbato, dall'essenza infida, ruffiana, smisurata, sono elementi che esaltano la tecnica dell'interprete e contribuiscono a far decollare il ritmo dello spettacolo.”
(Bruno Bianchini – critico teatrale)


Teatro Sotterraneo

www.teatrosotterraneo.it

Teatro Sotterraneo
Post-it

Vincitore di "Nuove creatività", progetto sostenuto da ETI-Ente Teatrale Italiano

Giovedì 15 aprile 2010 - ore 21,15

di e con Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ciccarelli, Claudio Cirri
Drammaturgia Daniele Villa

Produzione Teatro Sotterraneo/Fies Factory One


Un volume cubico neutro, metri 5x5. Una guaina di teli neri. Quattro performers che aggrediscono la scatola teatrale da tagli e aperture. Partendo dalla formula “svelare occultando”, Teatro Sotterraneo imposta un funerale consapevole dello stare sulla scena, una catena di montaggio che va dalla produzione all’imballaggio fino allo smaltimento, presentazione scenica che offre e poi rimuove, impacchetta, mette via cose e persone. Post-it agisce per sottrazione: l’azione all’azione, il parlato al parlato, le cose alle cose, un sistema di frammentazioni entro cui i corpi agiscono in modo costretto – dagli spazi, dai materiali, dall’obiettivo di togliersi. Post-it è un recesso, un dimenticatoio dove cercare e verificare ogni possibile Fine: nel consumo di oggetti, nell’esaurirsi di un discorso o di una partitura, nell’assenza che prelude sempre e comunque al ritorno.

"Teatro Sotterraneo fa parte a pieno titolo del nuovo teatro italiano [...]. Di cosa è fatto il linguaggio del Teatro Sotterraneo? Non di emozioni, sistematicamente negate sul nascere, non di immagini, sacrificate a uno stile spietatamente spoglio, non di storie dotate di senso compiuto, la cui rappresentazione non viene neppure presa in considerazione: in effetti questo gruppo, fra i più emblematici dell'ultima generazione, punta quasi esclusivamente sulla pura energia psico-fisica, sull'esemplare rigore compositivo e su una comunicazione allusiva, ironicamente trasversale. Alla base c'è una personalità davvero molto forte: ci vuole una grande sicurezza di sé per rinunciare praticamente a tutto, sapendo che comunque l'attenzione dello spettatore non cadrà neanche per un attimo".
(Renato Palazzi – critico teatrale)