Durante le feste si cantava. Si cantava il maggio, si cantava il solstizio, si cantava il cielo pieno di stelle. In quei canti poi, per una dilatazione propria dell’uso e per l’inserimento di piccole varianti appena percettibili eppur presenti, mutava ad ogni esecuzione qualcosa: venivano aggiunte sillabe, poi col tempo (con l’uso) le sillabe diventavano parole, poi le parole frasi e le frasi frammenti di storie. Così, dal puro suono e dal puro ritmo del canto si generava un nucleo di significato. Era la genesi del racconto. Era la narrazione attraverso la melodia. Era la costruzione di senso su scala armonica, dentro un ritmo da seguire o negare di continuo. Canti e Cunti esplora questo sottile legame tra parola detta, parola cantata, gesto che evoca e suono che racconta. Come in una lunga improvvisazione jazz, in cui a tratti né il pubblico né gli esecutori sanno quale porta sta per aprire la chiave che essi stanno stringendo in mano.
“La vita, la morte, bussole girevoli, finestre, porte. È questo l’androne dal quale Davide Enia e il suo teatro fanno capolino, si affacciano, azzardano passi e fanno funzionare quello strano motore (come lui stesso lo definisce) che è il corpo e i suoi amplificatori. […] La performance di Enia è stata una sorta di simmetrica e regolare alternanza di canti strappati alla tradizione sacra e profana di regioni come la Calabria, la Sardegna e chiaramente la Sicilia, e di “cunti” del suo ormai vasto, ricchissimo repertorio personale. Serio e faceto, dissacrante e poetico, è questo il modo di affabulare di Enia, ormai una cifra espressiva che a merito lo fa considerare una delle voci più riconoscibili, ed ancora più singolari, della scena contemporanea italiana.” (Christian Chiaruzzi – Il Giornale di Sicilia)
Davide Enia
“Canti e Cunti”
Mercoledì 24 febbraio 2010 - ore 21,15
di e con Davide Enia
Chitarra e canti Giulio Barrocchieri
Percussioni e canti Rosario Punzo
Fuori abbonamento: Andrea Rivera / Marta Cuscunà