Condottiero di una nuova e combattiva letteratura, Tondelli, con disinvolta maestria, contrappone al realismo della borghesia e alla rassegnazione del sottoproletariato personaggi e voci mai eroiche, ma disinibite e contagiose. E disinibiti e contagiosi sono gli anni ‘80, sui quali la sua arte si affaccia, anni sì disimpegnati e frivoli, e per molti aspetti superficiali, ma allo stesso tempo tesi alla ricerca di nuove forme che sappiano coniugare nell’arte il pop, l’usa e getta, la televisione, l’elettronica. In questo Tondelli è un vero pioniere. Senza mezze misure, ma con stile e ironia e una scatenata dose di poesia, butta sottosopra i miti culturali e politici di quegli anni. Le sue pagine fanno musica. Le parole cantano. I personaggi e i gruppi a cui appartengono sono solisti e orchestre nelle quali non è difficile identificarsi. In questo si riconosce immortale un opera. Quando cioè anche a decine di anni di distanza riesce a coinvolgerci, a trasmetterci la sensazione che la materia di cui tratta siamo noi. E lo siamo, infatti.
“Più che un Recital, un vero e proprio spettacolo. Attori come scenografie mobili, in pieno stile postmoderno, sostenuti da quella invincibile carica di ironia e acume che permea dalle parole dell’autore correggese. Un DJ che dall’alto della sua postazione carica con musiche tribali, rock e New Age, il continuo alternarsi dei personaggi. Un originale percorso attraverso la produzione letteraria di Pier Vittorio Tondelli. Una divertente cavalcata tra gli scenari di Altri Libertini, sua aggressiva opera prima, e Un Weekend Postmoderno, pubblicazione postuma; tra personaggi targati anni ‘80, coi loro vezzi e le loro individualità, a volte grotteschi a volte sensibilmente veri.” (Stefano Cenci – attore)
